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Comune di Peschiera Borromeo

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PROCEDURE

Ai sensi dell'art. 25, comma 8 bis, Legge Regionale 12/2005 e s.m.i., i piani attuativi conformi alle previsioni del PRG, sono adottati e approvati dal consiglio comunale.

L'adozione interviene entro novanta giorni dalla presentazione al comune del piano attuativo. Il predetto termine di novanta giorni può essere interrotto una sola volta qualora gli uffici comunali deputati all'istruttoria richiedano, con provvedimento espresso da assumere nel termine di trenta giorni dalla data di presentazione del piano attuativo, le integrazioni documentali, ovvero le modifiche progettuali ritenute necessarie per l'adeguamento dello stesso alle prescrizioni normative vigenti; in questo caso, il termine di novanta giorni decorre nuovamente e per intero dalla data di presentazione della documentazione integrativa, ovvero delle modifiche progettuali richieste; della conclusione della fase istruttoria, indipendentemente dall'esito della medesima, è data comunicazione da parte dei competenti uffici comunali al soggetto proponente.

La conclusione in senso negativo della fase istruttoria pone termine al procedimento di adozione dei piani attuativi.

Prima dell'adozione il responsabile del procedimento comunale sottopone il piano ai pareri di ARPA, degli Esperti in materia di tutela del paesaggio in relazione alla soglia di rilevanza o tollerabilità dell'intervento ed eventualmente di altri enti o strutture comunali, i cui pareri sono ritenuti utili o obbligatori.

La deliberazione di adozione, una volta resa esecutiva, è depositata per quindici giorni consecutivi nella segreteria comunale, unitamente a tutti gli elaborati; del deposito è data comunicazione al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio.

Durante il periodo di pubblicazione, chiunque ha facoltà di prendere visione degli atti depositati e, entro quindici giorni decorrenti dalla scadenza del termine per il deposito, può presentare osservazioni.

Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione delle osservazioni, a pena di inefficacia degli atti assunti, il Consiglio comunale approva il piano attuativo decidendo nel contempo sulle osservazioni presentate. Il piano attuativo risulta efficacemente approvato – pertanto è possibile procedere alla stipula della convenzione - dalla data di esecutività della deliberazione di approvazione.

L'infruttuosa decorrenza del termine posto per l'adozione del piano attuativo costituisce presupposto per la richiesta di intervento sostitutivo.

Il potere d'intervento sostitutivo è esercitato dalla Regione, ovvero dalle province a far tempo dall'efficacia del rispettivo piano territoriale di coordinamento provinciale.

Al fine di attivare il procedimento di intervento sostitutivo, chi ha presentato il piano attuativo, verificata l'inerzia comunale, può, con atto notificato o trasmesso in plico raccomandato con avviso di ricevimento, intimare al comune di provvedere nel termine di quindici giorni dal ricevimento della richiesta.

Decorso infruttuosamente il termine di cui sopra, chi ha presentato il piano attuativo può inoltrare al dirigente della competente struttura regionale o provinciale istanza per la nomina di un commissario ad acta; il dirigente provvede sulla richiesta nel termine di quindici giorni dal ricevimento dell'istanza, invitando il comune ad assumere il provvedimento conclusivo del procedimento di adozione del piano attuativo entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione stessa, che si intende quale avvio del procedimento sostitutivo ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi).

Il Presidente della Giunta regionale o provinciale o l'assessore competente, se delegato, scaduto inutilmente l'ulteriore termine di trenta giorni, nomina, nei successivi quindici giorni, un commissario ad acta, scelto tra i soggetti iscritti all'albo di cui all'articolo 31 della Legge regionale 12/2005.

Entro il termine di trenta giorni dalla nomina, il commissario ad acta assume, in via sostitutiva, gli atti e i provvedimenti necessari per la conclusione del procedimento di adozione del piano attuativo; gli oneri derivanti dall'attività del commissario ad acta sono posti a carico del comune inadempiente.

Qualora il piano attuativo introduca varianti al PRG - varianti di cui all'articolo 2, comma 2, della legge regionale 23 giugno 1997, n. 23 - si applica la procedura di cui all'articolo 3 della predetta legge regionale 23/1997.

Prima dell'adozione del piano il responsabile del procedimento cura le istruttorie, consulta l'amministrazione comunale in merito alle varianti proposte e sottopone il piano ai pareri di ARPA, degli Esperti in materia di tutela del paesaggio in relazione alla soglia di rilevanza o tollerabilità dell'intervento ed eventualmente di altri enti o strutture comunali, i cui pareri sono ritenuti utili o obbligatori.

La deliberazione del consiglio comunale di adozione, una volta resa esecutiva, è depositata per trenta giorni consecutivi nella segreteria comunale, unitamente a tutti gli elaborati ed alla scheda informativa regionale (redatta dal comune); del deposito viene data comunicazione al pubblico mediante avviso affisso all'albo pretorio nonché con la pubblicazione dello stesso su almeno un quotidiano di interesse locale.

Durante il periodo di pubblicazione, chiunque ha facoltà di prendere visione degli atti depositati ed entro trenta giorni consecutivi decorrenti dalla scadenza del termine per il deposito può altresì presentare osservazioni.

Entro i novanta giorni successivi alla scadenza del termine per le osservazioni, il piano attuativo è sottoposto all'approvazione del consiglio comunale. Per la piena efficacia del piano approvato occorre procedere nel seguente modo:

A seguito dell'esecutività della deliberazione di approvazione del piano attuativo in variante, il Comune deve far pervenire, per conoscenza, ai competenti uffici della Giunta regionale:
a. copia autentica della deliberazione di cui al comma 4 e dei relativi elaborati tecnici;
b. dichiarazione del segretario comunale attestante:
1. l'avvenuta affissione all'albo pretorio comunale dell'avviso di deposito della variante;
2. l'avvenuta trasmissione alla provincia territorialmente competente di copia autentica della deliberazione di approvazione e degli elaborati tecnici della variante.

Il piano, una volta depositato presso la segreteria comunale e inviato agli enti come sopra indicato, assume efficacia – pertanto si può procedere alla stipula della convenzione - dalla data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia (BURL) dell'avviso di deposito, da effettuarsi a cura del comune.

Per i piani attuativi in variante al PRG non trova applicazione l'intervento sostitutivo sopra illustrato. In questi casi, infatti, il Comune effettua una valutazione discrezionale che non può essere limitata ai termini perentori fissati dalla norma (Circolare regionale n. 37 del 10/07/1997).

Le tipologie di variante di cui all'articolo 2, comma 2, della legge regionale 23 giugno 1997, n. 23, sono:
a. varianti dirette a localizzare opere pubbliche di competenza comunale, nonché a modificare i relativi parametri urbanistici ed edilizi, eccettuati i casi in cui la legislazione statale o regionale già ammetta la possibilità di procedere a tali adempimenti senza preventiva variante urbanistica;
b. varianti volte ad adeguare le originarie previsioni di localizzazione dello strumento urbanistico generale vigente, alla progettazione esecutiva di servizi e infrastrutture di interesse pubblico, ancorché realizzate da soggetti non istituzionalmente preposti;
c. varianti atte ad apportare agli strumenti urbanistici generali, sulla scorta di rilevazioni cartografiche aggiornate, dell'effettiva situazione fisica e morfologica dei luoghi, delle risultanze catastali e delle confinanze, le modificazioni necessarie a conseguire la realizzabilità delle previsioni urbanistiche anche mediante rettifiche delle delimitazioni tra zone omogenee diverse;
d. varianti dirette a modificare le modalità di intervento sul patrimonio edilizio esistente, nel caso in cui esse non concretino ristrutturazione urbanistica e non comportino incremento del peso insediativo in misura superiore al 10% rispetto a quanto stabilito dallo strumento urbanistico vigente; ove necessario, le varianti potranno altresì prevedere il conseguente adeguamento della dotazione di aree a standard;
e. varianti di completamento interessanti ambiti territoriali di zone omogenee già classificate ai sensi dell'art. 2 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 come zone B, C, e D che comportino, con o senza incremento della superficie azzonata, un aumento della relativa capacità edificatoria non superiore al 10% di quella consentita nell'ambito oggetto della variante dal vigente P.R.G., ove necessario tali varianti potranno altresì prevedere il conseguente adeguamento della dotazione di aree a standard;
f. varianti che comportino modificazioni dei perimetri degli ambiti territoriali subordinati a piani attuativi, finalizzate ad assicurare un migliore assetto urbanistico nell'ambito dell'intervento, opportunamente motivato e tecnicamente documentato, ovvero a modificare la tipologia dello strumento urbanistico attuativo;
g. varianti finalizzate alla individuazione delle zone di recupero del patrimonio edilizio esistente, di cui all'art. 27 della legge 5 agosto 1978, n. 457 (norme per l'edilizia residenziale);
h. varianti relative a comparti soggetti a piano attuativo che comportino una diversa dislocazione delle aree destinate a infrastrutture e servizi;
i. varianti concernenti le modificazioni della normativa dello strumento urbanistico generale, dirette esclusivamente a specificare la normativa stessa, nonché a renderla congruente con disposizioni normative sopravvenute, eccettuati espressamente i casi in cui ne derivi una rideterminazione ex-novo della disciplina delle aree.

Qualora un piano sia di interesse sovracomunale, oltre ai procedimenti applicabili sopra narrati, si applica la procedura del parere di compatibilità provinciale di cui all'art. 22 delle Norme di attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).

Infine, per quanto riguarda il parere dell'Ente Gestore del Parco Agricolo Sud Milano si informa che ai sensi dell'art. 21, della Legge regionale 86/1983 l'ente si esprime anche in materia di pianificazione.
 

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